Stowarzyszenie Przejrzysty Rynek

Association for Transparent Markets

 

Unicredit Shareholders

By : Jerzy Bielewicz & Michel Marbot 

Intervento di Michel Marbot all'Assemblea degli Soci di UniCredit, Roma, il 29.IV.2009. 

 

“La più bella rosa è la sclerosi” dicono i Polacchi. Pensavo di essere al convegno degli azionisti di una banca moderna ed europea. Mi aspettavo di vedere il nostro vertice scusarsi, come fanno i Giapponesi, per le perdite abissali degli azionisti (il prezzo dell’azione è in calo del 90%), o almeno discutere con noi strategia, dividendi e remunerazione dei dirigenti.

Invece mi son trovato al congresso del Partito Communista dell’Unione Sovietica; non all’epoca del grande Stalin, ma a quella del deliquescente Brezhnev.

Dottor Profumo, Lei ribadisce che la crisi è stata provocata dal fallimento di Lehman Brothers. Invece Lei sapeva già perfettamente, nell’agosto del 2007, che stavamo per spaccharci la testa contro il muro.

La crisi è la conseguenza logica dell’azione di banchieri senza scrupoli che, disponendo senza controllo di rissorse illimitate, hanno prestato senza la necessaria attenzione al rischio, perché sapevano che, in caso di crisi sistemica, il costo l’avrebbero pagato gli azionisti, le banche centrali o, addirittura, i cittadini. Più prestavate e più incassavate interessi e ricavi, che vi permettevano di presentare risultati sempre migliori, grazie a cui avete giustificato i vostri astronomici bonus (Lei, Dottor Profumo, si è attribuito più di 8 milioni di euro all’anno, il che non è male per un uomo che si definisce di sinistra) ed avete inflazionato il valore delle banche in borsa. In questo modo avete rovinato i piccoli azionisti presi nella trappola delle vostre piramidi finanziarie. Avete creato la vostra falsa moneta, cioè azioni sopravvalutate delle vostre banche, con cui avete distorto le regole della concorrenza, distruggendo pure piccole e medie aziende a favore dei vostri amici.  Cosi, avete esteso l’Impero del Male con una logica perversa: chi è furbo e pensa a breve termine vince; chi è onesto e pensa a lungo termine perde e muore.

Quello che Lei ha presentato oggi, Dottor Profumo, è già la Banca di Papà; c’è da chiedersi se Lei ha la voglia di ricostruire la nostra Banca su basi moderne. Ma siccome la critica è facile e l’arte difficile, mi sono onestamente chiesto che strategia avrei proposto oggi agli azionisti se fossi stato al posto Suo.

  • Dobbiamo smettere di fare politica. La Banca europea che pretende di aver creato esiste solo nella Sua immaginazione. Lei mi fa pensare a Jean-Marie Messier, il petulante presidente di Vivendi il quale riconosce oggi che il suo più grande errore fu di dimenticare le proprie radici. I re di Francia non avevano dei banchieri europei ma lombardi,è ne erano fieri. Quando Lei ci parla di management internazionale, sa perfettamente che, sul terreno, ha impostato un sistema coloniale. Se prendiamo il caso della Polonia, il presidente della nostra filiale, il signor Bielecki, non è un bancario ma un politico servile che ha fatto nominare il nostro consigliere come Ministro delle Finanze. Con quest’impostazione che cosa diventeremo se la nostra squadra perde le elezioni? Lei dice che il signor Bielecki è bravo, ma è stato il primo a vendere le sue azioni della nostra banca appena è scoppiata la crisi, a settembre 2008. Il capitano ha abbandonato la nave prima di tutti.
  • Tutto ciò implica che dobbiamo riacentrare il gruppo sull’Italia. Quali sono le forze dell’Italia? Un patrimonio tra i più ricchi del mondo (come quello che Lei, signor Profumo, ha recentemente svenduto, facendo sì che non possediamo nemmeno la proprietà della nostra sede di Piazza Cordusio). L’Italia ha anche dei lavoratori con una creatività rara. L’Italia ha un risparmio che proviene da gnerazioni. La mia domanda è : abbiamo il diritto di andare a scommettere tutto questo nei casinò dell’Est europeo e servire gli interessi delle mafie locali?
  • Propongo una mossa radicale per uscire dai paesi dove il rischio supera il nostro valore aggiunto, come in Austria, in Kazakhstan ed in Ucraina. Lei parla della crescita delle nostre filiali in questi paesi, come ci parlava una volta del mirabolante mercato dei derivati, ma dimentica di dire che i dati da Lei menzionati sono espressi in valute locali che hanno subito forti deprezzamenti i quali, aggiunti al crollo delle borse, ci lasciano con perdite che arrivano fino all’80% in un anno. L’Europa centrale ed orientale non è una zona dove dobbiamo essere dapper tutto o non esserci. Sono paesi che vanno valutati individualmente.
  • Concentriamoci su quattro poli: l’Italia, la Germania, la Polonia e Turchia.
  • Propongo di ritornare a fare la Banca, cioè a finanziare l’economia reale.
  • Siccome vinceranno le banche chiare, farei subito uno stress-test fondato sui nostri rischi politici. Non c’è mai stata una crisi senza un secondo impatto, ancora più pericoloso perché agisce su un corpo indebolito. Cosi fu, dopo la crisi del 1973, in 1978, con la rivoluzione in Iran. Oggi, vediamo l’impatto sui mercati di un influenza. Che cosa succederà se la guerra in Afganistan si estende, sopratutto per noi, presenti in Asia centrale e nell’Est europeo?
  • Farei chiarezza sul Progetto Chopin dove Lei, in pieno conflitto d’interessi essendo amministratore di Olimpia, ci ha condotti a regalare a Pirelli un’esclusiva su tutti i nostri immobili in Europa centrale.
  • Farei chiarezza sulle nostre attività nei paradisi fiscali e specialmente nelle Bermuda, ed in Lussemburgo.

Adesso siamo chiamati a rinnovare il Consiglio di Amministrazione. Non c’è neppure l’ombra di una scelta. Che i grandi azionisti abbiano il diritto di nominare il loro rappresentante è normale. Invece, l’Amministratore Delegato ed il Presidente dovrebbero essere scelti direttamente dall’Assemblea dei Soci. Il sistema va dunque cambiato.

Oggi, il vostro messaggio è: “Prendiamo gli stessi, e ricominciamo, come se non fosse successo nulla”.

La mia domanda è: può il “Banchiere dell’anno 2007” rimettersi in causa e rifondare la nostra Banca, lui che è un puro prodotto della tecnocrazia finanziaria?

Voglio essere chiaro. Non c’è nessun disprezzo da parte mia per la grande professionalità del dottor Profumo. Ma la invito, signor Profumo, a meditare questa citazione di Rabelais: “Scienza senza coscienza è rovina dell’anima”.

Oso dunque proporre un’alternativa, e mi presento. Ovviamente la mia candidatura è oggi impossibile, nel quadro dei nostri statuti, ma prendo appuntamento con voi, perché le situazioni corrono spesso più veloce di quello che pensiamo.

Sono francese, nato italiano, mia moglie è polacca. Sono il figlioccio di una dei più grandi geni italiani del dopoguerra, voglio nominare Luigi Veronelli, un uomo che fù sempre libero.

Sono cattolico, ho 7 figli, parlo 7 lingue, ho vissuto in 7 città : a Milano, Roma, Parigi,

Londra, Mannheim, Atene, Orenburg (al confine del Kazakhstan) e Varsavia. Conosco bene la realtà araba.

Ho un MBA dell’INSEAD di Fontainebleau, e mi sono diplomato a Parigi in Scienze Politiche, in Storia ed in Legge.

Della banca ho un’esperienza di terreno in Francia, Grecia, Italia e Polonia vivino a uomini come Michel Freyche e Michel Pébereau.

Innanzitutto sono un imprenditore. Ho realizato la prima privatizzazione della Polonia post-comunista. Sono un uomo indipendente che conosce gli uomini.

Oggi vi propongo di ricostruire insieme l’UniCredit-O  I-TA-LIA-NO.